Sedici organizzazioni giornalistiche, testate investigative e associazioni impegnate nella difesa della libertà di stampa hanno chiesto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di rivedere le regole interne sull’accesso ai documenti, denunciando ritardi, rifiuti e limitazioni che ostacolerebbero il lavoro dei giornalisti.

La richiesta è contenuta in una lettera aperta inviata il 28 ottobre all’esecutivo comunitario, sulla quale la Commissione è stata interrogata durante il briefing quotidiano del 29 ottobre, senza fornire per il momento indicazioni su eventuali modifiche alle procedure contestate.

“La Commissione è l’organizzazione più trasparente al mondo”, ha risposto durante il briefing di mezzogiorno del 29 ottobre un portavoce della Commissione, sottolineando che l’esecutivo europeo riceve circa 7.000 richieste di accesso ai documenti ogni anno e dispone di un sistema rigoroso per esaminarle. Bruxelles ha confermato di aver ricevuto la lettera e di essere impegnata ad analizzarla, precisando tuttavia di non poter anticipare quale seguito sarà dato alle raccomandazioni delle organizzazioni.

Le accuse delle organizzazioni giornalistiche

Tra i firmatari dell’appello figurano la Federazione europea dei giornalisti (EFJ), la Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ), il Committee to Protect Journalists (CPJ), l’International Press Institute, l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), Investigate Europe, Forbidden Stories, Follow the Money, OCCRP ed EUobserver, insieme ad altre organizzazioni impegnate nella tutela della libertà di informazione.

Secondo i firmatari, le richieste di accesso ai documenti della Commissione subiscono frequentemente ritardi considerevoli. In alcuni casi, dopo lunghe attese, i giornalisti riceverebbero risposte negative fondate su motivazioni contestabili oppure documenti nei quali le parti oscurate impediscono di ricostruire le informazioni richieste.

La lettera denuncia, inoltre, carenze nella registrazione e nell’archiviazione della documentazione istituzionale, con il rischio che informazioni importanti per il controllo pubblico sull’attività della Commissione non siano effettivamente accessibili.

Le organizzazioni sostengono che queste difficoltà incidano sulla possibilità di condurre inchieste relative a interessi economici, decisioni politiche e utilizzo delle risorse pubbliche europee, limitando anche la capacità dei cittadini di valutare l’operato delle istituzioni.

La denuncia è stata ripresa il 28 ottobre dal Committee to Protect Journalists e dalla Federazione europea dei giornalisti, che hanno pubblicato il testo dell’appello.

Le regole del dicembre 2024 e il caso delle piattaforme digitali

Uno degli aspetti centrali della contestazione riguarda le regole interne adottate dalla Commissione nel dicembre 2024, delle quali i firmatari chiedono la revoca, sostenendo che abbiano reso più difficile l’accesso alle informazioni.

La questione coinvolge in particolare i documenti relativi all’applicazione del Digital Services Act (DSA) e del Digital Markets Act (DMA), i due regolamenti europei che disciplinano rispettivamente i servizi digitali e alcuni comportamenti delle grandi piattaforme tecnologiche.

Le organizzazioni contestano l’introduzione di una presunzione generale di non divulgazione per alcune categorie di documenti collegati alle procedure previste dai due regolamenti.

La questione era già stata approfondita nel maggio scorso da Privacy International, secondo cui le disposizioni interne del dicembre 2024 estendono ai procedimenti DSA e DMA una presunzione di riservatezza la cui applicabilità a questi specifici settori non risultava stabilita dalla giurisprudenza europea al momento dell’adozione delle regole.

Le richieste a von der Leyen

Nella lettera, le sedici organizzazioni formulano cinque richieste principali. La prima riguarda la revoca delle disposizioni interne del dicembre 2024 e l’applicazione rigorosa del regolamento europeo 1049/2001, che disciplina l’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.

I firmatari chiedono inoltre la pubblicazione periodica di statistiche sulle richieste presentate dai giornalisti, comprese le informazioni sui tempi di attesa, per rendere verificabile il funzionamento delle procedure.

Un terzo punto riguarda il ruolo della Mediatrice europea, il cui lavoro dovrebbe essere sostenuto attraverso valutazioni concrete dei possibili danni derivanti dalla divulgazione dei documenti, in modo da accertare se il rifiuto di accesso sia realmente necessario e proporzionato.

Le organizzazioni sollecitano anche la creazione di un registro pubblico elettronico completo dei documenti della Commissione, comprendente gli atti preparatori legislativi, i documenti precedentemente divulgati a seguito di richieste di accesso e i relativi metadati, in formati leggibili automaticamente.

Infine, chiedono il ripristino di un piano d’azione per migliorare l’accesso dei giornalisti alle informazioni, attraverso l’attuazione delle raccomandazioni della Mediatrice europea, il rispetto delle sentenze della Corte di giustizia e il rafforzamento delle procedure interne di registrazione, archiviazione e trattamento delle richieste.

Il precedente della Mediatrice europea

Le contestazioni si inseriscono in un confronto già aperto tra la Commissione e la Mediatrice europea sulla divulgazione di documenti relativi all’applicazione del DSA.

Il 7 maggio 2026, la Mediatrice Teresa Anjinho ha concluso un’indagine riguardante il rifiuto della Commissione di concedere accesso a un rapporto di valutazione dei rischi presentato dalla piattaforma X.

In quel caso, Bruxelles aveva invocato una presunzione generale di non divulgazione, sostenendo che la diffusione del documento avrebbe potuto compromettere gli interessi commerciali della piattaforma e un’indagine in corso.

La Mediatrice ha invece ritenuto ingiustificato il ricorso a tale presunzione senza una valutazione concreta e individuale del documento, confermando un caso di cattiva amministrazione. La Commissione non ha accolto la raccomandazione di procedere a una nuova valutazione finalizzata a garantire il più ampio accesso possibile.

[Articolo a cura di Simone Cantarini]

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